Hatha yoga

michelangelo melchionnaLo Hatha Yoga è una forma di Yoga (uno dei sentieri che, per  la religione induista, portano all’unione con Dio) basato su esercizi psicofisici antichissimi, nati nelle scuole iniziatiche di India e Tibet.

Lo Hatha Yoga insegna a dominare l’energia cosmica presente nell’uomo e manifesta come respiro, e, di conseguenza, a conseguire un sicuro controllo della cosa più instabile e mobile: la mente, sempre irrequieta e pronta a distrarsi e divagare.

Lo yoga, influendo sulla vita psichica e su quella fisica dell’individuo, si propone di compiere una revulsione immediata dal piano dell’esperienza quotidiana, umana e terrena e di attuare con grande prontezza il possesso della più alta beatitudine. Ecco perché lo Hatha Yoga è anche detto “la via celere”.

La pratica dell’Hatha Yoga comprende una serie di tecniche esteriori: Asana, Pranayama e Meditazione.

Gli Asana sono posture del corpo con le quali il praticante amplifica le caratteristiche e le attitudini mentali. Ogni postura fa confluire maggiore “prana” o energia vitale verso specifiche parti del corpo, irradiando le relative nadi ed i chakra interessati. Le posture, quindi, non sono soltanto complessi esercizi ginnici, bensì strumenti per incanalare l’energia nelle diverse parti del corpo. Perché la pratica di Asana venga eseguita correttamente è necessaria una giusta attitudine del praticante conforme alle otto membra descritte da Patañjali.

Il Pranayama è un insieme di tecniche di respirazione che consente l’accumulo e l’utilizzo del prana. Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente.

La Meditazione è il settimo degli otto passi descritti dal saggio Patañjali per raggiungere l’unione con Dio. La meditazione è il passo immediatamente precedente al Samadhi, ovvero l’unione del meditante con l’oggetto meditato, l’unione dell’anima individuale con l’Anima universale. La pratica seduta è uguale alla vita quotidiana: ciò che viene fuori mentre siamo seduti è il pensiero cui vogliamo aggrapparci, la nostra caratteristica principale; poco alla volta le idealizzazioni, le proiezioni, le paure, le incrostazioni si dissolvono più esse si dissolvono più diventiamo disposti ad osservare in maggiore profondità, la respirazione addominale profonda e silenziosa si radica. Meditare è essere totalmente presenti a ciò che accade.
Meditare non è un isolamento sensoriale, piuttosto una apertura priva di centro, all’interno della quale il mondo scorre, si manifesta e si riassorbe con creatività spontanea. Definirla esperienza è eccessivo, perché in quel momento non c’è più il centro, non c’è più lo sperimentatore, c’è soltanto l’espressione dell’espansione in un rapporto dinamico con il fluire delle cose. Quando pratichiamo la seduta con piacere, possiamo cominciare ad esplorare l’espansione e ci familiarizziamo col passaggio da uno stato di tranquillità a uno stato di contrazione e chiusura. L’insegnamento della seduta è proprio l’alternanza di questi due stati che appaiono opposti. Un giorno perdiamo di vista alti e bassi, dilatazione e contrazione e facciamo esperienza della continuità, come fossimo un’onda dell’oceano che dal suo punto più basso trae la forza per risalire. Assaporato il piacere dell’onda, emerge la sensazione più profonda di essere acqua e, dimenticando la dualità di alto-basso, contrazione-rilassamento, noi siamo infine fluidità. In questo modo comprendiamo all’improvviso che noi siamo ciò che cerchiamo: la via ha raggiunto la semplicità: nella seduta si sgretolano tutti i sogni spirituali e le proiezioni. Cessiamo finalmente di attenderci qualunque cosa dalla pratica: ci resta solamente la vita così come è.

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